Irene Barbruni


Dott.ssa Irene Barbruni
Psicologa-Psicoterapeuta

IL BAMBINO E L’IMPEGNO SCOLASTICO COME ESPERIENZA SOCIALE


Il contatto con la scuola rappresenta il primo vero ingresso nella società dei nostri figli ed inoltre esso costituisce l’unico impegno sociale per il minore. L’età infantile, nella società contemporanea, non trova un suo ruolo sociale, ovvero al bambino non è richiesto nulla; ed è importante evidenziare che l’essere umano non può sentirsi completo senza un ruolo all’interno del proprio gruppo di appartenenza. Ecco che la scuola, essendo luogo di formazione della cultura personale e dell’evoluzione psico-sociale, rappresenta il primo vero impegno civico del bambino, e in tal senso aiuta quest’ultimo al recupero del senso/ruolo che gli è necessario.

Per comprendere la realtà in cui si muovono i nostri figli bisogna considerare la complessità delle ramificazioni relazionali in cui si muovono: rapporto figlio/genitori, bambino/scuola (insegnanti e compagni), nonché il rapporto con la cultura nella quale sono immersi. In modo particolare i mass media oggi sono predominanti nella vita delle persone ed in modo particolare verso e bambini e le loro vulnerabilità. Proprio la permeabilità del bambino ai media può costituire una seria minaccia alla sua integrità, alla percezione stabile di se stesso. Ecco che è fondamentale porre le capacità relazionali al centro dell’azione educativa al fine di facilitare il suo percorso di inserimento sociale. Più il minore si sente parte attiva della società meno sarà vittima delle lusinghe pubblicitarie e culturali devianti. Tenendo conto del vissuto dell’essere padre e madre e le loro differenti aspettative ed ansie, dobbiamo sottolineare che la relazione familiare possiede una grossa potenzialità evolutiva. Ricordando sempre la necessità di sentirsi parte attiva della comunità è bene coinvolgere il minore nella situazioni significative della vita quotidiana.

La relazione è luogo di incontro e crescita e quindi gli stili di comunicazione, gli atteggiamenti e il modo di approccio alla vita emozionale, che si instaura tra bambino e i genitori, potrà essere trasferito nel rapporto che il minore vive con il mondo della scuola. Infatti se l’esperienza scolastica viene collocata sul piano che merita, esperienza attraverso cui il bambino partecipa al buon andamento della società, ciò può rappresentare una tappa fondamentale per il cammino verso la maturità. Cammino che necessità l’esser in grado di affrancarsi dall’attitudine al godimento immediato dei propri bisogni.

Per spiegare meglio questo passaggio ricorriamo ad un accenno alla favola di Hänsel e Gretel e al simbolismo in essa presente. Questa favola classica che tutti noi conosciamo ben rappresenta la situazione storica attuale. Ciò che minacciata nel bambino di oggi è la possibilità di Essere, in quanto la massificazione dei bisogni indotti che lo rendono schiavo della strega, ossia della bisognosità. La scena che vede Hansel e Gretel fermarsi davanti alla casa di marzapane e cominciare a mangiarsela rappresenta la potenza della bisognosità che costringe, irriflessivamente, all’immediata soddisfazione. Questa immediatezza introduce e ferma il bambino in una temporalità che da una parte è chiusa e dall’altra è monca di un divenire, nel senso che tutto deve essere consumato nel qui e ora. Questa immediatezza chiude il tempo e lo amputa della sua caratteristica principale: l’attesa come intuizione e presagio di ciò che incanta perché anelito dell’anima, cioè di ciò che è veramente autentico e profondamente necessario. Aiutare quindi i bambini a ritrovare l’attesa come una situazione ricca di potenzialità, rispetto all’immediatezza irriflessiva, indica loro la strada dell’essere liberi.

La collaborazione tra scuola, genitori e bambino è fondamentale, senza dimenticare quest’ ultimo elemento, che deve essere chiamato ad un ruolo più attivo. Spesso i genitori tendono a voler sgravare dalle incombenze i figli, mentre la scuola è il luogo in cui il bambino è chiamato a doversi impegnare in prima persona per imparare: scuola e genitori non sono e non devono essere in antitesi. E’ proprio attraverso la fatica affrontata nel corso della vita scolastica che il bambino impara ad affrontare la vita in senso più ampio. In questo senso la scuola è proprio “palestra di vita”.

Ulteriori approfondimenti si trovano su www.ultimabooks.it dove si trova la versione e-book del libro“Bambino, genitori, scuola: un triangolo alla ricerca dell’equilibrio”.

 
 
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