Irene Barbruni


Dott.ssa Irene Barbruni
Psicologa-Psicoterapeuta

PERCHE' SOGNIAMO


Durante il sonno il corpo si riposa interrompendo il movimento mentre il cervello, durante alcune fasi chiamate R.E.M. (Rapid eye movement), torna ad essere attivo proprio come nello stato di veglia; è in questa fase, caratterizzata da un movimento rapido degli occhi, che si sogna.
Dalle numerose ricerche della neurofisiologia sappiamo che sognare è necessario. Infatti, si è visto che alcuni volontari, svegliati non appena iniziava in loro la fase in cui si sogna più intensamente, tendevano successivamente a compensare sognando di più. Altri ricercatori hanno messo a confronto due gruppi di persone: uno veniva svegliato prima di poter sognare, mentre l’altro dopo aver sognato. Nonostante il numero di ore di sonno fossero uguale le persone che non avevano sognato tendevano a sviluppare uno stato di malessere psicologico fino ad arrivare a forme depressive.

Il motivo e lo scopo del sogno è ancora oggetto di studio. Secondo alcuni ricercatori, come il Jonathan Winson, il sogno risulta essere un processo di memoria fondamentale per i mammiferi. Infatti gli studi che hanno riguardato il ritmo theta hanno visto che esso è presente durante la fase REM così come nei momenti di particolare importanza per la sopravvivenza di alcuni animali, come per esempio l’esplorazione nel ratto e il comportamento predatorio nel gatto. Nel corso del sonno REM vengono integrate le informazioni recenti con le esperienze passate per fornire una strategia di comportamento in continua evoluzione. Questo aspetto spiegherebbe anche perché nei neonati la durata del sonno REM è di 8 ore al giorno, mentre all’età di tre anni si riduce a tre ore al giorno. È come se avessero bisogno di elaborare, ed integrare, quante più informazioni possibili relative al comportamento umano.

Fin dall’antichità veniva dato al sogno una particolare importanza e antiche popolazioni hanno cercato di interpretare i simboli onirici attribuendo un valore predittivo ai sogni (come gli egizi, i Romani, Greci e come nel Vecchio Testamento Giuseppe, figlio di Giacobbe, che interpreta i sogni alla corte del faraone). Sigmund Freud considerava i sogni materiale fondamentale per l’indagine della psiche; nello specifico pensava che il linguaggio simbolico del sogno fosse il modo con cui l’inconscio cerca di comunicare alla coscienza i desideri e impulsi rimossi.

Jung, diversamente da Freud, fornisce ai sogni un funzione che va oltre la semplice espressione di desideri o paure inconsce. Infatti i simboli che emergono nei sogni sono il risultato di un dialogo tra la coscienza e l’inconscio. Il simbolo (la parola deriva dal greco simballo che significa mettere insieme) è il risultato, non solo del dialogo con i contenuti personali, ma anche con i contenuti più primitivi (quelli che Jung chiama archetipi). In altre parole, la coscienza propone il tema del sogno, l’inconscio lo svolge legandolo alla conoscenza storica presente nella psiche. Questa visione della funzione del sogno è stata confermata dallo studio di J.Winson citato precedentemente. Nel sogno si risveglia un’intelligenza superiore. Ci sono degli artisti per esempio che dicono che hanno sognato le loro opere.

Nell’epoca contemporanea le ore di sonno e la qualità del sonno, stanno gradualmente diminuendo. Sempre più adulti e ragazzi stanno riducendo il tempo dedicato al riposo notturno e forse si è persa in parte la consapevolezza dell’importanza di tale momento. Per la nostra salute psico-fisica, invece, il sonno è fondamentale. Per sintetizzare possiamo dire che il sogno, in particolare, è un racconto su noi stessi di cui noi abbiamo bisogno, perché dentro la narrazione c’è quell’armonia a cui noi aneliamo. Infatti i racconti e i miti sono stati nella storia dell’uomo i primi strumenti di conoscenza prima ancora della filosofia, anzi hanno ispirato le varie filosofie. Forse oggi si dovrebbe porre maggiore importanza alle immagini interiori del sogno, sminuendo invece altre fonti più “artificiali” di immagini. Perché le immagine che provengono dal mondo di fuori devo potersi integrare con le immagine che custodiamo nel nostro profondo.

 
 
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