Irene Barbruni


Dott.ssa Irene Barbruni
Psicologa-Psicoterapeuta



AFFETTIVITÀ E SESSUALITÀ:

incontro con le ragazze e i ragazzi di una scuola media inferiore

Premessa

Il motivo principale da cui nasce l’esigenza degli incontri con i ragazzi delle medie sull’argomento “affettività e sessualità”, deriva dal fatto che si è osservato nei giovani un modo distorto di immaginare e, quindi, di vivere la sessualità. L’episodio, che ha suscitato l’allarme è stato il filmato di un rapporto orale tra minorenni in cui una ragazzina è stata obbligata all’atto e ripresa senza esserne consapevole.

La distorsione che osserviamo in questi tipi di episodi, ormai sempre più frequenti, deriva in parte da come la sessualità viene venduta e proposta dai mass media (film, telefilm, pubblicità, videoclip e riviste). Basta osservare una pubblicità o un videoclip per rendersi conto della distorsione in atto nell’immaginario collettivo.

In generale, la sessualità può essere vissuta ed interpretata in due modi diversi e contrapposti: da una parte come ricerca di piacere e dall’altra come componente del più ampio complesso dell’affettività e della ricerca di intimità tra un uomo e una donna. E’ chiaro come nell’immagine proposta dai mass media è il primo modo ad essere rappresentato e sottolineato. Il pericolo insito nel vivere la sessualità solo come ricerca del piacere, consiste nel fatto che è proprio la ricerca del piacere a dominare la situazione e, quindi, una donna vale l’altra così come un uomo vale l’altro, poiché “basta che mi dia piacere”. In questa situazione relazionale, l’intercambiabilità del referente, spinge verso relazioni impersonali e al fine inautentiche, superficiali. Quindi, la relazione e i sentimenti finiscono per essere banalizzati e svuotati del loro potenziale autenticamente umano. Lo sviluppo dell’intimità nell’intreccio dell’affettività, invece, spinge alla ricerca di quell’uno che più è intimo al soggetto. Nella situazione precedentemente descritta la sessualità viene estrapolata dal grande tema umano dell’amore. Per “amore” si intende quell’affinità reciproca che ricerchiamo in un “compagno d’anima”: quell’affinità elettiva e quella intima cognizione per cui sentiamo che l’altro comprende il nostro intendimento e il nostro cercare di esprimere noi stessi.

Vivere la sessualità solo come ricerca di piacere vuol dire oltretutto limitarla all’aspetto sensuale, ossia relegarla nell’orizzonte delineato dalle sensazioni derivanti dai cinque sensi. Differente è un rapporto relazionale che diventa sempre più articolato poiché i due individui si incontrano e cominciano a conoscersi attraverso le idee, la psicologia, gli intimi atteggiamenti. Incontrano e interagiscono con le loro paure, le ansie, i progetti e il modo di vivere tutto questo. Non solo attraverso una intima relazione si conosce l’altro, ma attraverso la sua più profonda conoscenza si conosce se stessi. La sessualità nell’intreccio della relazioni, dato che possiede un potere seduttivo notevole, si intromette come fattore disturbante in questo processo di conoscenza. Ecco perché la moderazione della sessualità è un fattore importante, la smodatezza non aiuta l’evoluzione. Nel lavoro psicoanalitico spesso si osserva che chi vive la sessualità slegata da un rapporto relazionale, descritto prima, finisce per sperimentare un senso di vuoto che è colmato attraverso una ripetitiva ricerca di nuovi partner e nuove modalità di ricerca di emozioni sempre più forti. E’ in questo contesto che osserviamo comportamenti slegati anche dalla cornice etica, in quanto l’altro non è una persona, ma diventa un oggetto che può procurarmi piacere. In questo troviamo le tracce di un elemento importate della dinamica della regressione:l’abbandono della percezione dell’altro come persona, e la deriva verso la percezione dell’altro come oggetto del proprio piacere-desiderio. E’ questa ultima percezione che accentua la dinamica del potere di uno su l’altro che poi troviamo esasperata nelle forme di violenza sessuale, o nelle varie di perversione quali la pornografia e la prostituzione.

Per fornire alcuni elementi al fine di valutare il tipo di relazione che si vive, si deve valutarne gli esiti che quella relazione produce. Ci fa evolvere o ci fa regredire: sono meglio o peggio di prima? Infatti si può affermare che l’essere umano non ha dei bisogni sessuali, ma bisogni psicologici. Ecco perché l’uomo non può sentirsi appagato vivendo solo la sessualità come soddisfacimento di un piacere fisico. Infatti, un individuo nel rapporto con l’altro ricerca il soddisfacimento di bisogni di appartenenza, del bisogno di esprimersi e di essere se stesso. Quindi fornire degli elementi per valutare lo stato dei nostro bisogni diviene fondamentale.

Ritornando alla distorsione osservata nel modo di vivere la sessualità nei giovani, si può affermare che, in alcuni contesti, essa è utilizzata come una sostanza che alla fine crea dipendenza. Il sentimento di noia, in cui spesso i giovani oggi sono immersi, è sintomo dell’incapacità di gioire delle situazione esistenziale in atto. Si allude qui, per esempio, al totale disinteresse per le relazione famigliari, per la relazione con la conoscenza, con la realtà complessa della vita sociale. Una vita quotidiana svuotata di ogni significato per cui è percepita come nauseante. Ecco che la sessualità viene collocato al centro di un movimento che dovrebbe condurre ad un piacere ormai scomparso. La sessualità però estrapolata dall’aspetto relazionale annoia subito, perché l’emozione corporea provoca un piacere immediato, ma di breve durata. Sempre più spesso sentiamo ragazzi, ma anche adulti, che non riescono ad avere un rapporto sessuale soddisfacente se non fanno uso di alcool, droghe o psicofarmaci. Oggi si tende a scegliere la via più facile alla ricerca di un soddisfacimento immediato. Spesso nei film vediamo che due persone che si incontrano, prima hanno un rapporto sessuale e poi si conoscono e si parlano. Questa inversione è anch’essa una distorsione. Nelle favole e nei sogni il bacio sulle labbra è il simbolo del trasferimento dello spirito da un soggetto all’altro, ossia dell’intimità psicologica che viene prima di quella fisica. Parlare di sé all’altro non è facile perché bisogna scontrarsi con la difficoltà di entrare in contatto con il mondo interiore dell’altro, ma prima ancora del nostro mondo interiore. E i ragazzi non sanno entrare in rapporto con se stessi. Nella favola della bella addormentata il principe deve superare un bosco fitto di piante e un drago prima di riuscire a baciare la sua amata. Questa immagine simboleggia proprio l’incontro d’amore, come percorso all’interno della nostra evoluzione e trasformazione.

Il punto di vista delle ragazze.

Il gruppo delle femmine si è mostrato molto interessato e attivo nella discussione. La partecipazione delle ragazze al discorso è stata sia attraverso contenuti di tipo personale, che riflessioni generali sull’argomento. Ciò che è emerso è che le ragazze reputano i ragazzi che frequentano (di qualche anno in più), non capaci di relazionarsi in un rapporto affettivo, ma che siano centrati sulla ricerca di un piacere immediato e non inscritto in una cornice affettiva. Rispetto al discorso proposto, molte ragazze riferiscono di aver già sentito queste riflessioni dai propri genitori in particolare dalle madri. Ciò che le ragazze affermano è che, nonostante abbiano poca fiducia nell’altro sesso se “si sentono innamorate” sono inclini ad accettare le richieste dei ragazzi. Anche se c’è anche chi sostiene di essere maggiormente capace di far valere le proprie esigenze e i propri valori.

Dai racconti di natura personale emerge che è frequente la richiesta da parte dei maschi, di una prestazione sessuale “per ritornare insieme” dopo una rottura voluta dal ragazzo. Da parte dei ragazzi si riscontra l’uso spregiudicato del potere che sente di avere sulla ragazza. All’interno di queste dinamiche relazionali la maggior parte delle ragazze si sente sola di fronte alle decisioni. Questa solitudine è conseguenza della paura di essere giudicate male sia dalle amiche coetanee che dai genitori. In altre parole, c’è la paura del pregiudizio che se un ragazzo fa una richiesta del genere è perché la ragazza ha lasciato credere che fosse possibile una tale richiesta e quindi è quest’ultima colpevole. Ma la solitudine è soprattutto indice di una mancanza di codici orientativi che rendono la ragazza vulnerabile, poiché ciò che è maggiormente diffuso è l’idea maschile della sessualità, che contagia ragazzi e ragazze.

Il punto di vista dei ragazzi.

I maschi hanno più difficoltà a calarsi nella riflessione dell’argomento proposto e la maggior parte scivola in interventi immaturi sicuramente di un livello inferiore alle loro possibilità e alla loro sensibilità. Emergono due diverse tendenze: una scarsa capacità di empatia con frasi come “se lo fa vuol dire che le piace”, dall’altra ragazzi che dicono “non chiedo neanche un bacio alla mia ragazza se non se la sente, anche se mi prendono in giro”. Atteggiamenti primitivi in contrasto con atteggiamenti nobili. Gli uni identificati nella pulsione sessuale deformata dal’ideologia maschilista della conquista e del dominio sul corpo della donna, percepito come oggetto a disposizione del desiderio maschile; un corpo, quello della donna, che non ha una sua soggettività, e quindi non è portatore di un vero diritto; dall’altro l’atteggiamento nobile, percepisce la ragazza come persona dotata di una sua soggettività e quindi di un valore intrinseco, che la colloca al di là del raggio d’azione del desiderio del maschio.

Riflessioni conclusive.

Ciò che emerge è che la tipologia di donna presente è Eva: ossia un femminile che esiste in quando costola dell’uomo. Essa è presente sia nella visione maschile che vede la donna come oggetto che da piacere, e che è vincolato al piacere maschile; sia nella visione delle ragazze che sembrano perdere la propria coscienza di soggetto, con le proprie esigenze e il proprio valore intrinseco. Infatti, il valore soggettivo della ragazza vacilla di fronte alla richiesta di una prova d’amore. Un tempo la prova d’amore che l’uomo richiedeva alla propria innamorata consisteva nel sacrificare la propria verginità, che era assunta come il valore che la ragazza portava in dote al suo innamorato. Quindi, questo sacrificio aveva un valore simbolico di emancipazione dalla famiglia d’origine. Oggi viviamo una sessualità più libera in cui la verginità non ha più il valore che aveva una volta. Questi episodi quindi denunciano un ibrido e quindi una caduta di identità sociale. I ragazzi sono fuori dal contesto culturale più evoluto, e rimangono prigionieri delle tracce grottesche di un passato che oggi non esiste più. Il dramma è proprio questo.

 
 
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