Irene Barbruni

I diabolici

I diabolici


Titolo originale Les diaboliques
Regia Henri-Geoeges Clouzot
Sceneggiatura Henri-Geoeges Clouzot, Jerome Germini, Renè Masson, Frederic Grendel
Interpreti Simone Signoret, Paul Merisse, Vera Clouzot
Durata 110’
Musiche Georges Van Parys
Fotografia Armand Thirard
Paese, Anno Francia, 1954
Produzione Henri-Geoeges Clouzot
Note: Adattamento di un romanzo di Boileau-Narcejac. Remake nel 1996 di Jeremiah Chechik, con Isabelle Adjani e Sharon Stone.

Cristina e il marito Michel Delassalle dirigono un collegio per ragazzi di proprietà della donna. Il signor Delassalle è un uomo autoritario, arrogante e violento e la moglie, malata di cuore, sopporta i continui soprusi fisici e psicologici del marito senza trovare mai il coraggio di chiedere il divorzio. La donna trova però un’alleata, un’insegnate della scuola, Nicole, amante dell’uomo, che non intende più subire le sue violenze. Quet’ultima propone a Cristina di uccidere l’uomo simulando un incidente nella piscina del collegio e la donna, esasperata dal comportamento del marito, accetta. Ma il cadavere pochi giorni dopo non si trova più.

Cristine è una donna colta che ama il suo lavoro e non dipende economicamente dal marito, ma da esso è ugualmente soggiogata. Non a caso la protagonista è malata di cuore: porta dentro di sé una ferita, lasciata da un maschile distruttivo e fortemente negativo. La protagonista è priva di una parte positiva di maschile che le possa dare la forze di esprimere se stessa senza lasciarsi distruggere. Per ribellarsi all’uomo si allea con una donna che rappresenta un femminile falsamente emancipato. La vera morte del lato ombra non può avvenire se è ancora presente un femminile non pienamente cosciente di sè. L’amore che la lega all’uomo è qui un amore “malato” che non conduce all’evoluzione del Sé ma ad una sofferenza che schiaccia la sua soggettività.

Dopo aver ucciso il marito e in seguito agli eventi strani che si presentano (il vestito che indossava il cadavere lavato e pulito, il bambino che riferisce di essere stato punito dal direttore) Cristine emerge, nella sua interiorità, un aspetto di forza e di ribellione agli eventi. Il personaggio che incarna questo lato della personalità della donna è l’investigatore rappresentante un nuovo maschile che porta la razionalità e la capacità di far luce su ciò che è successo (Logos). L’investigatore sa osservare la situazione senza lasciarsi condizionare dalla paura. La protagonista è troppo invasa dal senso di colpa per poter ragionare lucidamente e non crede al ragazzino che dice di aver visto il direttore, ossia non crede al lato intuitivo di se stessa, che riesce a vedere ciò che con gli occhi non può essere visto.

Alla fine la protagonista recupera questo lato di se stessa e comincia la guarigione del cuore, ossia la guarigione di quel punto della personalità dove sentiamo la verità.

 
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