Irene Barbruni

Tutto su mia madre

Tutto su mia madre (Todo sobre mi madre)
di P. Almodòvar (Spagna-Francia, 1999)


Spagna-Francia 1999. Regia: P. Almodòvar. Interpreti principali: C. Roth, M. Paredes, P. Cruz, A. San Juan.

Tutto su mai madre racconta la storia di Manuela e, attraverso di essa, il dolore della morte di un figlio. Manuela e il figlio diciassettenne Esteban vanno a teatro per festeggiare il compleanno del giovane: all’uscita il ragazzo, per chiedere l’autografo all’attrice, viene investito da un’auto. La madre sconvolta per la morte del figlio decide di partire per Barcellona e rintracciare il padre del ragazzo, un travestito che ora si fa chiamare Lola. Lì ritrova una vecchia amica e aiuta sia lei che altre due donne: l’attrice che inconsapevolmente ha provocato la morte di Esteban e una suora rimasta incinta di Lola.

La protagonista è una donna che è identificata nel suo ruolo di madre e ritrova un senso per la propria vita nel tornare ad essere madre. Infatti alla fine tornerà a casa con il bambino dell’amica anch’esso figlio dello stesso padre di Esteban ; un padre assente per i figli in modo concreto ma presente nell’immaginario del figlio e nel rancore che la madre prova. Anche nel rapporto con gli altri si vede come Manuela sia propensa ad aiutare chi le sta intorno comprendendo ogni situazione e accettando gli altri con profondo amore. L’amicizia è schiacciata sulla dimensione del sostegno e dell’aiuto e non c’è reciprocità, infatti Manuela aiuta con amore materno le persone che incontra senza aspettarsi nulla in cambio e le amiche si affidano a lei nel momento del bisogno; anche il rapporto di coppia è fortemente filtrato dall’esperienza materna.

La maternità è un elemento fondamentale per l’identità di questa donna e si può ritrovare in tutti gli aspetti dell’identità e la vocazione materna diventa in questo personaggio un sentimento universale, che attraversa in modo trasversale ogni aspetto della vita.

Manuela si prende carico dell’amica in difficoltà e si possono notare alcune caratteristiche nel loro modo di interagire simile a quello tra una madre e una figlia. Infatti l’amica decide di prendersi cura di Rosa perché sente forte dentro di sé l’istinto di accudire le persone in difficoltà che incontra. Anche con altri personaggi della vicenda ha lo stesso atteggiamento. Manuela rappresenta un tipo di donna totalmente identificata nel ruolo di madre che accudisce e accoglie le persone a cui vuole bene, quindi si riconosce in quello che la Deutsch (Psicologia della donna adulta e madre, 1945) chiama “spirito materno”.

Seguendo, invece il pensiero di Jung (Gli archetipi e l’inconscio collettivo, 1980) si può ritrovare nel personaggio di Manuela quello che lui chiama “ipertrofia del materno” che comporta un rafforzamento di tutti gli istinti femminili in primo luogo dell’istinto materno: è la donna il cui unico scopo della vita è la procreazione infatti concepisce un figlio con il marito quando in realtà non è più un uomo ma un transessuale che si fa chiamare Lola. Manuela non trova alcuna ragion d’essere al di là del figlio infatti alla fine ritrova in senso alla propria esistenza portando a casa il figlio dell’ex marito.

Tutte le donne del film sono molto particolari e fuori del comune. La giovane suora, Rosa, che si lascia sedurre da Lola dalla quale non avrà solo in dono un bambino ma anche la morte. Lola un uomo che vuol essere donna e che sente forte l’istinto di diventare genitore fino a concepire, inconsapevolmente, due bambini. Inoltre, è descritta una coppia di attrici lesbiche in crisi, una perché troppo dipendente dalla compagna e l’altra che vive le proprie frustrazioni sfuggendo da esse attraverso la droga: entrambe quindi descritte nella loro debolezza. Un’altra figura presente è quella di Agrado una prostituta che si appoggia a Manuela per costruirsi un futuro migliore ed uscire dal degrado. Tutti questi personaggi sono descritti nella loro diversità e nel loro coraggio di essere se stessi. Ogni personaggio è accettato e valorizzato al di là dei propri errori, significativo a questo riguardo è la fine del film in cui Manuela mostra la foto del figlio a Lola, mostrando di essere andata al di là del rancore e aver accettato gli errori e le debolezze del padre di suo figlio.

 
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